
Marcolin: un successo per “Sguardi d'Atelier”
Lo Spazio Edit, un tempo sede degli uffici dell'agenzia fotografica Grazia Neri, la cui struttura industriale costituisce, oggi, un perfetto connubio tra l'architettura contemporanea, firmata dall'architetto Antonio Citterio, e il contesto storico in cui s'inserisce: un palazzo di fine 800, tra i caratteristici quartieri di Brera e Isola, oramai affacciati sul più grande progetto di recupero urbanistico europeo. Questa la location scelta dalla Marcolin per presentare la mostra promossa e realizzata in collaborazione con l'agenzia LuzPhoto. Sguardi d'Atelier: 15 sguardi per 15 atelier. 15 visioni per 15 realtà. 15 obiettivi per 15 reportage. 15 fotografi provenienti da tutto il mondo sono stati chiamati a rappresentare, ognuno con il proprio taglio giornalistico, 15 micro-universi, tutti abitati da dettagli, colori, oggetti, fantasie, volti e aneddoti. Questo il fil rouge della mostra-evento, aperta per la serata di ieri. Per l'occasione Marcolin, che, per la sua capacità unica di coniugare fedelmente un'artigianalità tutta italiana fatta di creatività, stile, qualità e attenzione al dettaglio al linguaggio e al dna di ciascun brand, può essere definito l'atelier internazionale dell'occhiale, ha selezionato ed abbinato ai vari contesti fotografati alcuni occhiali fra i diversi marchi di cui è licenziataria e portavoce nel mondo. Non a caso le realtà scelte hanno tutte lo stesso comune denominatore: la cura. La cura che nasce dalla passione per ciò che si fa e dall'emozione che si prova quando quella stessa passione si esprime. Entrare in questi luoghi sarà come essere catapultati indietro nel tempo, dove lavoro era sinonimo di apprendimento, di un sapere che si declinava in un mestiere, dove l'artigiano svelava gli utensili animatori della sua bottega e con i quali costruiva minuziosamente i suoi tesori, e dove lunghi processi di lavorazione erano imprescindibili alla realizzazione di prodotti di alta qualità. Si entrerà in contatto con piccole eccellenze contemporanee, come quella dell'eclettico designer californiano Paul Budnitz, con i telai delle sue biciclette fatti interamente a mano in titanio; con Nani Croze che, in prossimità del parco nazionale di Nairobi, crea fantasiosi e preziosi mosaici di vetro riciclato con la sua Kitingela Glass; con l'indiscusso maestro dell'arte del tatuaggio giapponese Mr. Ikebukuro Shodai Horitoshi che da quasi mezzo secolo dà vita nel suo studio a colorati dipinti secondo la tecnica tradizionale di incisione a mano; con la formidabile pasticcera inglese Lily Vanilli le cui torte, prima ancora di essere degli ottimi dolci, sono sculture disegnate; o con Altalen, l'atelier milanese che realizza cappelli di qualsiasi forma, colore e ispirazione. Con l'immaginario allegorico/simbolico dell'artista e musicista neozelandese Reg Mombassa; con la costumista bollywoodiana Neeta Lulla i cui splendidi abiti ricamati hanno impreziosito le interpretazioni d'innumerevoli attori; con la calligrafa giapponese Sisyu i cui caratteri, prima ancora di esprimere un significato, traspirano un'emozione; con l'intimità ricercata di The Studio dell'hair stylist e consulente d'immagine Davide Diodovich, il cui tocco sofisticato, dalle forme semplici e pulite, lo ha reso un esteta; o ancora con Charlie's Place, officina d'oltreoceano di moto d'epoca Honda, i cui restauri affascineranno chiunque, non solo gli amanti; con il designer Igor Popov che, nella lontana taiga siberiana, costruisce minuziosamente manufatti in legno e dove ogni piccola scanalatura è espressione di una storia generazionale; con i ceramisti Luesma & Vega che con i loro oggetti artistici contribuiscono, ogni giorno, a rendere le cucine, di alcuni fra i più importanti ristoranti internazionali d'alta gastronomia, ancora più esclusive. Con le matite, i pastelli, gli olii e le tempere del pittore tedesco Klaus Killisch: entrare nel suo studio sarà come immergersi in un mondo tutto da disegnare; con la scultrice argentina Celina Saubidet, le cui grandi installazioni luminose riproducono fedelmente l'anatomia umana; con la giovane artista russa Tatiana Akhmetgalieva, le cui opere "artigianali" nate dalla commistione di diversi materiali, oltre a mostrare una grande manualità narrano dei suoi ricordi da bambina. Il percorso fotografico ha permesso agli spettatori di vivere quotidianità lontane, ma vicine alla missione di Marcolin, di conoscere culture ed etnie nella loro complessità, di assaporare gusti vecchi e nuovi, di ascoltare storie, di scoprire la qualità nella globalità, di accogliere punti di vista eterogenei, di sperimentare nuove sensazioni, di dimenticare anche solo per un istante la realtà che lo circonda per poi uscire con uno sguardo differente. Una mostra-evento promossa dall'azienda in collaborazione con l'agenzia LuzPhoto























































