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Made in Italy, nuovi spunti di riflessione

Made in Italy, nuovi spunti di riflessione

E' arrivato settembre e si ricomincia anche a parlare di Made in Italy.

Nell'articolo recentemente pubblicato dalla famosa rivista di attualità Wired, Leandro Agrò, un innovatore nel campo di Internet, ci fornisce uno spunto di riflessione completamente nuovo sul tema del Made In ed offre nuovi e interessanti prospettive di dibattito sull'argomento.

Per completezza riportiamo di seguito integralmente il contenuto del testo apparso sul numero di Wired di settembre:

“Domani un oggetto si potrà asspociare al Made in Italy non per l'estetica ma per la sua capacità di essere connesso e sociale.
Nel 2050 immagino realtà l' “internet degli oggetti”. Un'internet più larga e più profonda del web 2.0, su scala planetaria, capace di farsi GAIA, la Terra, e di includere nelle reti sociali sia gli umani che le loro “macchine”. Questa terza ondata di Internet NON si posiziona solo nel Futuro, anzi è radicata nel passato: nel 2010 è già entrata nelle case della gente, accelerando il processo di re-invenzione sistematica degli oggetti. Ripensare gli oggetti di ogni giorno, così come avvenne con l'avvento della plastica, e riformarli perchè siano adeguati al futuro nel quale desideriamo vivere: questa è l'opportunità che l'Italia – più di tanti altri sistemi e paesi – è tagliata per affrontare. Un'opportunità strategica, non solo per non scomparire, ma anche per entrare in un neo Rinascimento in cui tornare protagonisti.
Gli oggetti d'uso quotidiano sono la nostra storia archeologica e il nostro specchio. Ma perchè e come bisognerebbe reinventarli oggi? Ogni oggetto dovrebbe avere una storia. Una storia del suo passato (materiali, luoghi di produzione, istruzioni) e del suo futuro (differenzizione, smontaggio, riciclo). Dovrebbe conoscere attivamente qualcosa di sé (essere senziente o almeno avere idea di tempo e luogo del proprio uso), essere connesso e sociale, ovvero apartenere a noi umani, “vivendo” nella nostra rete digitale e sociale. In questa terza ondata di Internet le tecnologia resta un pilastro fondamentale, e per realizzare prodotti sensati serve far lavorare insieme team interdisciplinari.
Nella scuole di design succede da anni. Adesso è tempo di portare questi approcci nelle aziende e usarle come motore del paese. Il progettare deve diventare altrettanto importante del saper fare artigianale che ha finora contraddistinto i prodotti italiani più blasonati. Il settore artigianale e l'ngegneria del software devono lavorare da co-protagonisti.
Non è impossibile pensare che nei prossimi 40 anni il Made in Italy abbia un contenuto tecnologico, evolvendosi dallo stile all'interazione. Così, domani, un oggetto sociale potrebbe essere associato all'Italia non solo per l'estetica, ma soprattutto per il suo grado di “socialità”. In un paese di inventori (ma anche di ingegneri, interaction designer e creativi di ogni specie) il tempo gioca sempre a favore del futuro.” 

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